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Il Genio e l’Algoritmo: dal Codice Da Vinci ai codici della Lovelace

  • Chiara DG
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Voce fuori campo: Ciao a tutti e benvenuti a Storia Fuori-classe, il podcast dove il passato incontra il futuro… e le menti geniali si danno appuntamento oltre il tempo! Oggi vi porteremo in un laboratorio davvero speciale, pieno di ingranaggi, fogli pieni di disegni, formule misteriose e idee rivoluzionarie.I nostri ospiti sono due menti straordinarie: da un lato Leonardo da Vinci, artista, inventore, scienziato del Rinascimento… un vero genio universale! Dall’altro, Ada Lovelace, matematica inglese dell’Ottocento, considerata la prima programmatrice della storia!

Eccoli…. stanno arrivando! Ascoltiamo cosa si stanno dicendo…

Leonardo:Che bel laboratorio! Non somiglia né al mio studio di Firenze, né alla corte di Parigi… Salve Signora, Io sono Leonardo da Vinci, nato il 15 aprile 1452 vicino a Vinci, in Italia. Pittore, scienziato, ingegnere… insomma, genio universale!

Ada:E io sono Ada Lovelace, nata a Londra nel 1815, matematica e appassionata di macchine e numeri. Tutti mi ricordano perché ho lavorato con Charles Babbage ad una macchina chiamata Analytical Engine, un “calcolatore” meccanico molto avanzato per il suo tempo.  Tu invece hai dipinto la Mona Lisa!

Leonardo:Esatto! Vado molto fiero di quel quadro. Il sorriso della Gioconda sembra quasi vivo! E anche il suo sguardo sembra seguirti ovunque! E poi ho dipinto anche l’Ultima Cena!

Ada:E mentre dipingevi queste opere meravigliose, studiavi anche macchine volanti, automi, le dighe dei Navigli di Milano e tanti altri progetti incredibili!

Leonardo:Sì! Ho disegnato l’uomo vitruviano, un paracadute, un ornitottero, e perfino un veicolo corazzato che assomiglia a un carro armato!

Ada:Io, invece, sono vissuta nel 1800, molto dopo di te! Sono figlia del poeta Lord Byron, ma mamma e papà si separarono subito e mio padre se ne andò. Nel 1843 ho tradotto un articolo sulla Analytical Engine e ho aggiunto delle note che erano più lunghe dell’articolo originale! E in una nota – chiamata “Nota G” – ho scritto una serie di istruzioni che quella macchina avrebbe dovuto seguire per calcolare. Oggi gli storici considerano questo il primo algoritmo per una macchina! Sai, Leonardo… molte persone pensano che il genio sia qualcosa di magico. Ma in realtà è frutto di curiosità, passione e tanto duro lavoro.

Leonardo:Ada, ma dimmi: nel tuo tempo le donne possono finalmente studiare liberamente?

Ada:Più o meno, anche se non è sempre stato facile. Oggi però ho scoperto che sempre più ragazze diventano scienziate, ingegnere, programmatrici. Le chiamano “donne STEM”, ovvero donne che studiano o lavorano nei settori delle Sienze, della Tecnologia, dell’Ingegneria e della matematica. Sai cosa mi colpisce, Leonardo? Tu progettavi macchine che imitavano il corpo umano anche grazie ai tuoi studi sull’anatomia… io invece cercavo di insegnare alle macchine a “pensare”.

Leonardo:È vero. Entrambi volevamo cambiare il mondo.

Ada:E tutti e due abbiamo dovuto immaginare qualcosa che ancora non esisteva.

Leonardo:Esatto! Il futuro nasce sempre da qualcuno che osa immaginare l’impossibile.

Ada:Sai, Leonardo… mi hanno raccontato che oggi esiste una cosa chiamata intelligenza artificiale.Sono macchine capaci di rispondere a domande, creare immagini, scrivere testi… sembra quasi che sappiano pensare!

Leonardo:Macchine che pensano, dici? Che grande responsabilità!

Ada:Già. Alcuni dicono che un giorno faranno tutto al posto nostro.

Leonardo:Lascia che ti dica una cosa, cara Ada.Le macchine possono calcolare, imitare, persino imparare… ma non possono sentire. Non possono provare stupore, né emozionarsi. Non conoscono la paura di sbagliare, né la gioia di scoprire qualcosa dopo mille tentativi.

Ada:Quindi, secondo te, l’intelligenza non basta?

Leonardo:Esatto. Io ho sempre creduto che l’essere umano sia al centro del mondo non perché comanda…ma perché osserva, immagina, crea e inventa.

Ada:Proprio come dice l’Umanesimo: l’uomo è misura di tutte le cose.

Leonardo:Sì. E ogni epoca ha le sue invenzioni, ma ciò che conta davvero è come le usiamo.Senza curiosità, senza riflessione, senza cuore… nessuna invenzione può dirsi davvero grande. E finché ci saranno ragazze e ragazzi pronti a farsi domande, a osservare il mondo e a immaginare il futuro…l’ingegno umano non smetterà mai di brillare.

 
 
 

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